La cometa luminosa di Amalfi. Quando a parlarne fu il corrispondente del Times

Manca poco al Natale ed a quel rincorrersi di eventi molti dei quali legati alla tradizione. Le macchine organizzative in Costiera Amalfitana sono già all’opera e secondo indiscrezioni saranno molte le novità per le festività natalizie. Ad Amalfi faranno ufficialmente il loro ingresso in occasione della festa patronale di Sant’Andrea, il 30 novembre. Ed è proprio qui che ogni anno va in scena l’amarcord per una tradizione ormai scomparsa da anni e che salvo colpi di scena (l’auspicata modifica del tracciato di lancio pare stia sortendo proficui risultati) rischia davvero di finire nel dimenticatoio. E con essa il lavoro di tante decine di persone che per anni si sono prodigate affinché quell’evento restasse in vita. Tutti animati da un invidiabile spirito di servizio. Oltre a quello di Lello Amendola, indImnticabile anima dei comitati feste (la scelta dei migliori fuochisti era sempre in capo a lui) ci vengono in mente di due nomi su tutti: Antonio Criscuolo (‘o Cravunar), e Mario De Riso, il primo scomparso nel febbraio 2014, il secondo nel marzo scorso. Storici componenti del gruppo di volontari che garantiva la calata della stella dal monte Tabor, Mario e Antonio col freddo e con la pioggia erano lì, in cima alla montagna. La notte di Natale e nel giorno della Befana. Il compito più arduo era quello di “zio” Mario: rilasciare gli anelli del secondo filo che, scorrendo parallelamente al cavo principale, accompagnava fino in Piazza Duomo la stella cometa incendiata di bengala. In quell’eremo che domina Amalfi non arrivavano mai da soli. Gli amici li deliziavano con cose buone sottratte alle cantine delle loro abitazioni di Valle dei Mulini: dal vino paesano alla soppressata fatta in casa. Ed era una festa nella festa quel rito interrotto ormai da quasi un decennio.

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Un rito, per pochi, una tradizione per tanti. Un’attrazione per i turisti che a centinaia correvano ad Amalfi la notte di Natale. E in un dicembre del 1969 mischiato tra la folla con i suoi familiari c’era anche il corrispondente da Roma del The Times. E quell’evento a cui assistette, Peter Nichols lo inserì in un commento politico sulla situazione italiana scritto all’indomani del messaggio del capo dello Stato. Il pezzo prodotto per la rubrica “Lo straniero in Italia” che curava per un grande quotidiano italiano si intitolava proprio “La cometa di Amalfi”.

Le spoglie di Salvatore Alfonso Amatruda marinaio scoparso nel 1945 tornano a Minori

Il prossimo 22 ottobre le spoglie di Salvatore Alfonso Amatruda torneranno a Minori. Il marinaio scomparso durante la seconda guerra mondiale sul fronte greco catturato dai...

«Sono stato ammorbidito dalle feste. Quest’anno ho realmente visto la stella di Betlemme nel cielo italiano – scriveva il giornalista britannico – E, a differenza dei Magi, non ho dovuto cercarla e seguirla; è stata la stella a venire dove ero io e a posarsi sopra la città dove avevo portato la mia famiglia a passare il Natale. Avrete senz’altro già indovinato il nome della città: Amalfi. Qui un’enorme stella risplendente di fuochi d’artificio appare d’improvviso alta sulla città alla mezzanotte della vigilia di Natale e lentamente discende, per mezzo di un cavo, lungo le pendici della montagna, fino alla piazza della cattedrale, illuminando la città come se fosse un gigantesco presepe napoletano, una Betlemme italianizzata in dimensioni umane. E la stessa veglia di Capodanno in Italia rappresenta una gioia speciale per noi inglesi. In Inghilterra, per tradizione, non la si celebra molto in grande. La profonda considerazione in cui vengono tenute tutte le speciali ricorrenze è uno degli aspetti della vita italiana che trovo più gradevoli. Qui vi è uno stacco tra le feste e i giorni feriali molto più marcato di quanto con lo sia in Inghilterra, e vi è anche una distinzione molto più netta tra festa e festa. Questo vuol dire che il calendario ha, in Italia, un significato più rilevante di quanto non lo abbia in Inghilterra: Pasqua sembra essere più Pasqua, il giorno dei morti qualcosa di molto di più che un memore pensiero per i defunti, e Natale e Capodanno più concentrati e caratterizzati nelle loro rispettive estrinsecazioni. Penso che la mentalità italiana tenga alla precisione più di quella inglese. E’ più sottile, più logica, le piace fare delle distinzioni nette ed è certamente più conservatrice».

Già conservatrice. Ma non in questi luoghi dove l’ultima calata della stella è stata fatta nel 2009. Una data da ricordare, in quanto per l’ultima volta dal monte Tabor, allo scoccare della mezzanotte in punto, si è illuminata la stella e, lentamente, dalla torre è scivolata sui tetti per fermarsi di fronte alla cattedrale, lasciando a bocca aperta i tanti spettatori, corsi ad assistere allo spettacolo. Fu l’ultima volta di un rito, di una tradizione, di uno spettacolo.