Hillary e quella fuga in Costiera con Chelsea. Qui, sulle orme di Jackie Kennedy

Fu la seconda first lady americana a fuggire in Costiera Amalfitana. Tra Positano, Amalfi, dove restò ospite per alcune ore dell’albergo Santa Caterina, e Ravello: prima nella Rondinaia dal compianto Gore Vidal poi a Villa Rufolo. Correva l’anno 1994 quando Hillary Clinton, oggi candidata dei Democratici alla Casa Bianca, si sganciò dal presidente Bill impegnato nel G7 a Napoli (era l’epoca del primo governo Berlusconi). L’allora first lady, oggi sempre più probabile (secondo i sondaggi statunitensi) presidente degli States, volle ripetere un storico passaggio che apparteneva fino ad allora a Jacqueline Kennedy. E fu così che anche la Clinton, decise di ripercorrere i luoghi che ospitarono Jackie in quei 23 giorni dell’agosto 1962. «Sono orgogliosa di essere stata amica di Jacqueline, una grande donna che mi manca moltissimo. Ancora non riesco a credere che non sia più tra noi. Era eccezionale, così piena di gioia di vivere e grandezza d’animo. Non la dimenticherò mai, anche per l’appoggio che ha sempre voluto darmi. Capisco perché l’Italia e Ravello in particolare l’abbiano amata così tanto», disse quella che oggi è la candidata più accreditata a occupare la Casa Bianca, non mancando di ricordare con nostalgia proprio Jacqueline Kennedy, che 32 anni prima trascorse in Costiera una lunga estate.

Nella quella sortita lungo la Divina si scoprì persino che Hillary Clinton non solo si dimostrò loquace durante lo shopping a Positano, il pranzo ad Amalfi e quel concerto a Ravello. Anzi, la moglie del l’allora presidente Bill confessò addirittura di tifare per l’Italia guidata da Arrigo Sacchi Sacchi e che in quel periodo partecipava ai mondiali proprio negli Usa. E di ammirare più di ogni altro giocatore Roberto Baggio, il codino più celebre dell’epoca. «Dopo l’eliminazione degli Usa dai Mondiali, io e Chelsea teniamo per l’Italia. Volete una prova? Sere fa, quando all’89° Roberto Baggio ha segnato il gol del pareggio con la Nigeria, io e mia figlia abbiamo lanciato un grande urlo di gioia. Confesso che Baggio è il nostro campione preferito», disse ai taccuini la Clinton in quella che, a differenza di Jackie, in Costiera fu una vacanza-lampo. Ma non senza scossoni all’animo per quella meraviglia del paesaggio e per quell’affetto che la gente le dimostrò. Perché venne accolta con tutti gli onori che si dovevano a una first lady. E a Ravello, l’allora sindaco Salvatore Di Martino, così come fece uno dei suoi predecessori con la Kennedy nel 1962, le conferì persino la cittadinanza onoraria.

Era l’8 luglio del 1994 quando Hillary, mettendo in secondo piano gli impegni mondani che pure l’attendevano a Napoli, volle ripercorrere con la figlia Chelsea e la madre Dorothy l’itinerario scelto nel ’62 dalla più affascinante first lady che gli States abbiano mai avuto: Jackie. La sua escursione iniziò a Positano, per proseguire prima di Ravello, all’hotel «Santa Caterina» di Amalfi dove dopo un pranzo a base di aragosta, frutta, vino bianco e «limoncello», parlò amabilmente con le proprietarie del tour che aveva deciso di fare già da alcuni mesi, per poi ritirarsi in una suite della struttura a cinque stelle.

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L’itinerario di Hillary Clinton quel giorno iniziò poco dopo le 10,30, quando lasciò Napoli con la figlia e la madre per dirigersi in Costiera a bordo di un pulmino scortato da cinque auto dei servizi di sicurezza. La prima tappa fu Positano, dove la First Lady e Chelsea si intrattennero per un un’ora, acquistando sandali, cappelli di paglia e qualche abito. Lì, nella città romantica, il primo bagno di folla che Hillary, applauditissima, gradì molto. «Sono qui per fare la turista», disse. Alle 13,30 il corteo delle auto raggiunse il «Santa Caterina», dove il direttore Armando Di Palma le aveva preparato la suite «Follie di Amalfi»: uno splendido appartamento con vista sulla baia dell’antica repubblica marinara. Alle 17,30, l’arrivo a Ravello, dove Hillary e famiglia vennero accolti da Gore Vidal nella sua «Rondinaia». «Non avevo conosciuto prima d’ora la signora Clinton – spiegò poiVidal – Ora siamo in tre ad avere la cittadinanza onoraria: io, Jackie e Hillary. Tutti americani e democratici: un gran bel trio». Subito dopo, la First Lady si spostò a Villa Cimbrone, altra spettacolare struttura a picco sul mare, per cambiarsi di abito nella «stanza azzurra». Quella stessa che, stando a quanto si narra, nel 1938 fu il nido d’amore di Greta Garbo e del musicista Leopold Stokowsky. Anche qui le fu offerto un ricco menu: crêpes di verdure, pesce alla brace, scaloppe al vino bianco e torta al limone. Poi la sortita in Villa Rufolo per assistere a un concerto schubertiano. E fu proprio lì che il sindaco Salvatore Di Martino le consegnò la pergamena della cittadinanza onoraria insieme con tre cammei realizzati da Giorgio Filocamo: il più grande, intarsiato d’oro, per Hillary e gli altri due per Chelsea e la madre Dorothy.

«Finalmente ho potuto vedere quei luoghi incantevoli che da sempre volevo visitare – disse la Clinton, felice proprio come lo fu la moglie di John Fitzgerald Kennedy quando sbarcò sulla Costiera Amalfitana – L’Italia è ancora più bella di quanto pensavo, e gli italiani sono eccezionali per il calore e la cordialità che mi stanno dimostrando. Io e mio marito abbiamo un legame affettivo profondo con questo Paese, e ora io e mia figlia ci sentiamo davvero felici».

Ma fu a Positano che i cronisti registrarono il più simpatico dei siparietti. Quando cioè alla proprietaria di un grande albergo della città romantica, che l’aveva invitata a trascorrere una vacanza in una delle suite che si affacciano sul mare, la signora Clinton rispose: «Qualche giorno? Mi creda, io qui ci verrei a vivere per sempre». Poi, con tono scherzoso, aggiunse: «Stamane, prima che partissi, mio marito mi ha detto: beata te che te ne puoi andare in giro a vedere tutte quelle meraviglie, mentre io sto qui a parlare di economia». A raccontato la stessa Hillary, quell’8 luglio del 1994, durante l’intervallo del concerto nella Villa Rufolo a Ravello.