Dai lavoratori della Costa d’Amalfi lettera a Gentiloni. «Noi, votati a una vita stagionale»

«Oltre alle bellezze, alla storia e alla cultura, si è mai chiesto come vive un cittadino della Costiera Amalfitana?». E’ l’interrogativo che i lavoratori del settore turistico rivolgono in una lettera fatta recapitare ieri sera al presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, ospite dell’albergo Santa Caterina. 

Ieri sera una delegazione dell’Associazione nazionale lavoratori stagionali della Costa d’Amalfi ha consegnato la missiva, a nome di tutti i lavoratori stagionali, al capo scorta e al funzionario della digos che garantiscono la sicurezza del del Presidente Gentiloni, in vacanza ad Amalfi. «Niente foto di rito, ma fermezza nelle posizioni, senza mediazioni. I diritti non si chiedono, si pretendono! – dice Stanislao Balzamo – Ci hanno assicurato, con copia di documenti e scambio dati personali, che verrà consegnata direttamente al Presidente».

I lavoratori stagionali della Costa d’Amalfi d’Amalfi, aderenti all’associazione nazione, ci sperano che qualcosa possa cambiare. «Ci teniamo affinché Lei sappia che gli operatori che Le sono a stretto contatto, sono votati a una vita ”stagionale”, legata esclusivamente al periodo lavorativo più  intenso, periodo che per ragioni territoriali è appunto soggetto alle stagioni – c’è scritto nella lettera – L’aver appreso con piacere che, per la seconda volta consecutiva, ha scelto la nostra Divina Costa per trascorrere la Santa Pasqua ci fa onore, ma ci dà anche la possibilità di rivendicare con orgoglio il nostro lavoro, svolto con precisione e professionalità. Lo stesso lavoro che permette a Lei e a molti altri di trascorrere una piacevole e serena permanenza presso le nostre strutture».

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Durante la bella stagione, l’enorme afflusso di turisti, ci sottopone a ritmi intensivi: c’è chi lavora anche più di 12 ore al giorno, senza giorno di riposo. Poi i turisti vanno via, e tutto chiude, non c’è più lavoro, e purtoppo non esiste alternativa alla disoccupazione e, come da noi in moltissime località d’Italia, dove il turismo è una delle principali fonti di reddito. 

I lavortaori hanno poi sottolineato come nelle grandi città d’Arte, come Venezia, Roma, o Firenze, «l’afflusso turistico, pur con picchi nelle festività, resta comunque presente durante l’arco dell’anno, qui da noi finita stagione estiva, si dilegua».

«Lo stesso accade in altre località italiane, costiere e lacustri, e in quelle sciistiche, anche se a stagioni invertite – aggiungono – Insomma, abbiamo stimato l’esistenza di circa 200.000 persone, anzi 200.000 famiglie che vivono in realtà territoriali che al di fuori della stagione turistica non offrono alternative lavorative. Va sottolineato che parliamo di un intero comparto professionale fatto di persone che hanno una effettiva, concreta professionalità, cosa che Lei stesso ha avuto modo di verificare, e non solo nel settore alberghi e ristorazione, ma anche nel trasporto turistico, nel commercio, nella logistica catering alimentare, solo per nominare alcune altre categorie che sono strettamente connesse alla stagione in questione».

Dunque secondo la delegazione non si tratta di manovalanza occasionale non qualificata «bensì professionisti che proseguono la loro carriera con perseveranza e dignità».

«Eppure, dopo la riforma che ha visto l’Aspi diventare Naspi, nonostante i frequenti contatti con il precedente governo, non si è voluto tenere conto della richiesta di costituire una diversa ‘disoccupazione’ per la nostra categoria, come già avviene per il settore agricolo -prosegue la missiva – E molte famiglie si sono viste dimezzare nella durata l’assegno. I nostri inverni, e quelli dei nostri figli, sono diventati un difficile lungo percorso di sopravvivenza, ogni bolletta un dramma. Inutile sottolineare come questo sia andato a ricadere, con un tragico effetto domino, sulle poche realtà del territorio ad andamento annuale, perché se non si ha lo stretto necessario per vivere anche al supermercato si comprerà il minimo, solo per fare un esempio». 

Infine la richiesta di un impegno: «Riconsiderare le nostre richieste, con tutto il rispetto che merita il nostro comparto, e valutare di offrirci una alternativa all’emigrazione di massa dalle località che anche Lei ama tanto per ritemprarsi perché se le cose rimangono così non ci resterà molto altro da fare – conclude la lettera consegnata in rappresentanza dei 200 mila stagionali – Ripristini una disoccupazione che tenga conto del fatto che la maggior parte dei lavoratori del comparto stagionale sta almeno sei mesi senza lavoro, e salvi il settore turistico da un disastro certo».