Col parapendio ancorato alla roccia. Nel 2013 si sfiorò la tragedia a Praiano

Lo spettacolare volo a planare su Positano e il successivo atterraggio sulla spiaggia grande di due parapendio lanciati dai monti che sovrastano la Costiera oltre a rappresentare un evento suggestivo tanto da richiamare l’attenzione delle decine di persone che erano in spiaggia, ha riportato alla memoria un evento verificatosi nell’estate di tre anni fa. Sempre in Costiera Amalfitana. Era il 12 agosto 2013 quando due turisti, rispettivamente di Reggio Emilia e Roma, rischiarono la vita dopo l’avventuroso lancio col parapendio dai crinali della Costiera Amalfitana. In località Vettica, in una delle zone più impervie della Terra delle Sirene, si sfiorò il dramma. I due rispettivamente di 34 anni decisero di provare l’ebbrezza del volo a planare tra la fitta vegetazione e le rocce innervate. Perché il mare della Costiera visto dalle cime montuose dei Lattari è una tavola di cristallo. E lanciarsi nel vuoto da lassù regala emozioni senza limiti. Si armarono di coraggio, senso dell’avventura e tanta fortuna i due temerari che solo per miracolo riuscirono a salvare la pelle. Avrebbero dovuto atterrare chissà dove e invece per uno di loro la sfida si trasformò in una disavventura. Già, perché finì per ritrovarsi sospeso nel vuoto ancorato a una parete rocciosa a strapiombo su una radura a sbalzo.

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Un posto che già a guardarlo dal basso mette i brividi. E’ uno dei luoghi suggestivi della Costiera, un pezzo di “grand canyon” a strapiombo sul mare. E lì, appeso alla montagna, ci rimase per circa tre ore lo sfortunato turista, mentre il suo compagno di ventura, riuscì illeso ad atterrare poco oltre. Bloccato all’interno del paracadute rimasto impigliato tra le rocce, l’uomo iniziò a gridare richiamando l’attenzione sia del compagno che di una terza persona che abitava poco più in là del luogo dell’impatto. Esattamente nelle vicinanze del convento di San Domenico. Erano le 15.30 circa quando quest’ultimo, per primo, iniziò a chiedere aiuto. A sollecitare i soccorsi. Perché si temeva il peggio per la vita della persona aggrappata alla montagna. Non c’era tempo da perdere: il timore era tutto per la tenuta di quel drappo di colore nero e arancione che avrebbe rischiato di cedere da un momento all’altro facendo piombare lungo un precipizio di oltre cinquanta metri l’uomo che era sospeso nel vuoto.

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Immediatamente si mise in moto la macchina dei soccorsi. Sul posto giunsero tempestivamente i carabinieri della stazione di Positano e l’ambulanza medicalizzata della Croce Rossa mentre da Maiori arrivò a Praiano una prima unità dei Vigili del Fuoco. Impossibilitati a raggiungere la zona, i caschi rossi che si spinsero fin su al sentiero che costeggia il vecchio monastero, sollecitarono l’intervento di un mezzo di soccorso aereo e l’impiego dei tecnici del corpo nazionale alpino. Una volta raggiunta l’area sovrastante la roccia lungo la quale era sospeso il 34enne col suo parapendio, vigili del fuoco e specialisti del corpo nazionale crearono le condizioni per far calare uno dei tecnici del soccorso alpino che attraverso una corda raggiunse l’uomo. Giunto all’altezza in cui si trovava bloccato, il 34enne fu prima aiutato a liberarsi dell’ingombro e una volta imbracato venne condotto in sicurezza ai piedi della parete rocciosa. Una disavventura da non dimenticare…