Capodichino, perché l’Aeroporto di Napoli si chiama così!

Capodichino è il curioso nome dell’Aeroporto Internazionale di Napoli, un aeroporto che, partito piuttosto umilmente, è diventato oggi uno degli scali più importanti della penisola italiana e d’Europa.

Ci sono ormai voli diretti anche su lunghe distanze e Capodichino è finito per diventare il maggior aeroporto del meridione e quello che raccoglie un po’ tutti i passeggeri da Roma in giù.

Il nome, come vedremo più avanti nel dettaglio, è in realtà un toponimo, nel senso che si trattava del nome del luogo sul quale insiste lo stesso aeroporto.

Uno snodo estremamente importante per la vecchia città di Napoli

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Capodichino è una collina antica che da sempre ha fatto parte del paesaggio della città: era il transito obbligato infatti per accedere via Porta Capuana alla città, una delle più antiche di Napoli e utilizzata soprattutto dai mercanti e dagli agricoltori che, in diversi giorni della settimana, arrivavano a Napoli per commerciare i prodotti delle colline e delle montagne.

Si arrivava a Capodichino, soprattutto in età antica, percorrendo strade che attraversavano boschi che avevano reso la zona particolarmente pericolosa, e non per la presenza di bestie feroci, ma piuttosto per l’abitudine dei briganti di appostarsi proprio su questa zona di transito per derubare chi, dopo una giornata di mercato, se ne tornava al paese con qualche soldo in tasca.

Un nome non romano né greco, ma medievale

La particolarità forse che più colpisce chi è appassionato della storia della città di Napoli è l’origine del nome. Se la città deve entrambi i suoi nomi (sia Partenope che Napoli) alla lingua greca, Capodichino invece deve il suo toponimo all’età medievale. Si tratta di un nome latino, che deriverebbe dalla contrazione di Caput Clivii, ovvero capo della salita o sommità della stessa.

L’imbastardimento del latino ha successivamente trasformato questo nome in Caput de Clivio e poi in Capo de Chio, che poi è stato contratto in quel Capodichino che tutti, oggi, conosciamo.

Si tratta dunque di una zona che, per lunghi periodi, fu ritenuta completamente avulsa dalla città vera e propria e che soltanto in età medievale entrerà a far parte di quello che veniva considerato il circondario di Napoli.

Una zona antica, che però è nuova rispetto al resto della città

Si comincia a parlare di Capodichino negli atti che riguardano la traslazione delle spoglie mortali del vescovo di Napoli Sant’Anastasio, già nell’877. Il corpo fu infatti traslato, secondo le cronache del tempo, da Montecassino a Napoli.

Caput de Chio è altresì citato nel documento del 16 Ottobre 1342, che riguarda una donazione da parte della Regina Sancia, moglie di Roberto d’Angiò, al monastero del Corpus Christi, che oggi invece chiamiamo tutti Santa Chiara. Si tratta di una donazione che ha come oggetto un piccolo appezzamento di terreno in un luogo che il documento ufficiale chiama appunto Capo de Chio.

Successivamente l’utilizzo del nome si farà sempre più frequente durante tutto il periodo della dominazione spagnola. Il Viceré Don Pedro Giron migliorerà l’area e le strade, dato che si trattava pur sempre di uno degli accessi principali alla città, soprattutto dall’entroterra. Ai tempi, almeno secondo le cronache del tempo, Capodichino era una collina ricchissima di vegetazione molto fitta, che si presentava anche come particolarmente difficile da attraversare a causa dei briganti che trovavano riparo proprio nel bosco che circondava il colle.

Successivamente la trasformazione più importante della collina avvenne per mano di Gioacchino Murat, che dopo essere stato nominato Re di Napoli, spianò completamente la collina e ne fece un campo di esercitazioni militari, che doveva riprendere nella forma, nel contenuto e nella destinazione il Campo Marzio della capitale di romana memoria.

La grotta degli sportiglioni

Proprio sotto Capodichino, per chi fosse interessato anche a quella che è la conformazione delle aree subito prossime alla vecchia città di Napoli, si trova una famosa grotta, detta grotta degli sportiglioni. Il nome parla chiaramente di pipistrelli, che ai tempi erano detti in latino vespertilia (notturni) e poi nel napoletano volgare diventarono appunto sportiglioni.

Alla grotta che si trova a ridosso di Capodichino è associata la credenza che vi si verifichino di frequente eventi infausti.

Nella grotta ebbe luogo l’imboscamento di Belisario, mentre combatteva per conto di Giustiniano contro i Goti, cercando di riconquistare la bellissima città.

La stessa tecnica fu utizzata da Diomede Carafa, che era comandante dell’esercito per conto di Alfonso I di Aragona: nascose la cavalleria all’interno della grotta per poi procedere alla facile conquista di Napoli.

Durante la peste del 1656, nella grotta furono seppelliti un gran numero di cadaveri. Da qui in poi, sarà anche usata, dicono i bene informati, per riti di magia nera e adunate di adoratori del demonio.

Un posto che respira di storia

Nonostante si tratti di una delle costruzioni più moderne di tutto il circondario, anche l’aeroporto di Capodichino ha dunque storia da vendere, dato che la pianura sul quale sorge è completamente artificiale e riporta, come abbiamo detto poco sopra, ai tempi di Bonaparte.

A testimoniarlo anche il vecchio nome dell’aeroporto, che era appunto Aeroporto di Capo di Marte. Questo perché, agli albori dell’aviazione, quando i voli erano ancora roba per pionieri, era proprio al vecchio Campo di Marte di bonapartiana memoria che avvenivano i primi decolli e i primi atterraggi. Sarà soltanto dal 1919 che aprirà ai voli di linea.

Oggi intitolato anche a Ugo Niutta

Il nome completo dell’aeroporto, che in pochi però sembrano conoscere, è Aeroporto Internazionale di Napoli Capodichino Ugo Niutta.

Ugo Niutta è stato uno dei pionieri del Servizio Aeronautico del Regno d’Italia, nato a Napoli e morto in combattimento proprio durante una missione di ricognizione. Gli fu immediatamente riconosciuta la medaglia al valore militare e dal 1921 l’aeroporto Capodichino porta appunto il suo nome, nonostante ormai quasi nessuno, purtroppo, lo ricordi.

Il nome non compare inoltre sul materiale ufficiale dell’aeroporto, come se le varie amministrazioni comunali avessero voluto dimenticarne l’eroe di guerra che gli ha dato il nome, anch’egli napoletano e anch’egli parte della storia di questa città.