I cannelloni: una golosa invenzione nata ad Amalfi. Ecco la storia

Lo sapevate che i cannelloni, piatto più gettonato tra i pasticci all’italiana, sono stati inventati ad Amalfi? Già, proprio così. E a rivelarlo fu un maestro del giornalismo: Gaetano Afeltra. Lo fece in un libello pubblicato da Avagliano Editore nel 1987 in cui il testo si accompagnava a tre disegni e un’incisione di Arnaldo Ciarrocchi. “Nascita dei cannelloni ad Amalfi” è il titolo di questa quasi introvabile pubblicazione in cui si racconta la storia della pasta ciilindrica imbottita con carne macinata ricotta e for di latte. Il testo di Afeltra che racconta certosinamente la genesi di questo piatto si rivela nel contempo come un invito a visitare i luoghi storici a cui il giornalista attribuiva questa golosa invenzione. E stiamo parlando dell’Hotel Luna e dell’ex albergo Cappuccini (oggi Nh Grand Hotel Convento), due storiche imprese della ricettività che, prima ancora della trasformazione originariamente in locande e poi in alberghi, erano le più importanti strutture monastiche della città collocate alle due estremità della vallata di Amalfi. La prima sul promontorio dove sorge la torre saracena, emblema dell’oleografia più classica di Amalfi, la seconda incastonata nel monte Falconcello.

Nell’Ottocento entrambe vennero date in affitto: il primo alla famiglia Barbaro, il secondo, dal 1826, alla famiglia Vozzi. E stando a quanto si narra, le due dinasty amalfitane pare avessero stabilito una regola di cortesia: quando la cucina di uno dei due alberghi inventava un nuovo piatto il primo assaggio e il relativo giudizio spettavano all’altro. E veniamo, dunque, alla nascita di cannelloni. Secondo quanto scrive Gaetano Afeltra, questa sarebbe avvenuta nell’agosto del 1924 quando lo chef dei Cappuccini, tal Salvatore Coletta, dopo vari  esperimenti, approntò un piatto che presentò personalmente a don Alfredo Vozzi. Vi aveva lavorato per mesi e lo aveva denominato «cannelloni». Il giudizio di don Alfredo, dopo aver assaggiato quel manicaretto dal profumo sublime e dal colori vivaci, fu: «Bravo Salvatore, per me è cosa divina. Occorre però il giudizio dell’Hotel Luna. Mandateli subito a don Andrea Barbaro».

Don Andrea, stando a quanto narra Gaetano Afeltra, pesava 130 chili ed era un noto buongustaio. Dopo aver assaggiato il piatto, col tovagliolo ancora al collo, si alzò in piedi e dette ordine di suonare a gloria le campane della chiesa del convento. Fecero eco tutte le campane di Amalfi. Era nato un grande piatto. Per la storia, quindi, Salvatore Coletta di Amalfi è l’inventore di quei cannelloni apprezzati in tutto il mondo: da Napoli a New York, da Londra a Milano. Insieme alla bussola è dunque una delle glorie di Amalfi.