Borghi belli e gustosi, Vanity Fair ne conta 10. Ci sono Cetara e la colatura

A quanti è capitato, in un viaggio tra i borghi suggestivi del Bel Paese, di portare con se un ricordo o un prodotto tipico? In Costiera ad esempio è ormai consuetudine rientrare a casa con una bottiglia di vino o di limoncello, un dolce di Pansa o di De Riso (meglio se quello d’Amalfi), una busta di limoni o un vasetto di alici. Ma anche una boccettina di colatura. Rigorosamente originale. Proprio come quella che ogni anno veniva a prendersi un mostro sacro della cucina internazionale come Alain Ducasse. E proprio Cetara e la colatura figurano nel singolare itinerario tracciato da Vanity Fair che propone dieci borghi bellissimi e buonissimi della nostra Italia. «Piccoli, romantici, ma anche famosi tra chi ama il buon cibo. Perché se vai a Brisighella devi comprare l’olio, e a Pienza non ti fermi a mangiare il pecorino, beh, ti sei perso qualcosa» dicono quelli di Vanity Fair. E hanno ragione, perché sarebbe davvero un peccato rinunciare a quel sano peccato di gola nei luoghi in cui certe tipicità sono orgoglio, identità e simbolo gastronomico.

Si parte da Pienza patria del pecorino che è poi l’eccellenza gastronomica della cittadina. Ottimo consumato con pane e olio o in abbinamento con miele e marmellate locali questo prodotto gustato in loco ha un sapore indimenticabile. L’itinerario prosegue a Navelli in provincia di L’Aquila. In questo minuscolo borgo medievale che domina l’omonimo altipiano, si produce lo zafferano dop dell’Aquila. Ovvero l’oro rosso di Navelli, la cui storia ha inizio nel tardo medio evo proprio nell’altipiano che circonda il borgo. Vanity Fair ci porta poi a Brisighella un borgo che risale al ‘200 e sorge su tre colli che in primavera si coprono di fiori. Qui è impossibile non provare l’olio extravergine. Quello più pregiato è il Nobil Drupa, ricavato da due varietà rare di olive, la Ghiacciola e l’Orfana. «In questo caso la produzione è limitatissima e i gourmet assicurano che si tratta di una vera prelibatezza» fanno sapere dalla nota rivista patinata. Scendendo verso Sud si incontra Ariccia in provincia di Roma, sui Colli Albani. Una cittadina apprezzata tanto sia per il contesto naturale che per la sua cucina popolare. A pranzo cosa c’è di meglio di un piatto di porchetta? Già perché è questo il prodotto gastronomico più popolare della zona proprio perché vanta una tradizione millenaria. La ricetta, tramandata di generazione in generazione, richiede l’utilizzo di sola carne suina. Ma che sia di animale femmina. Si ritorna al Nord, in provincia di Modena. A Spilamberto, borgo caratteristico che sorge accanto al fiume Panaro, sullo sfondo dei primi colli dell’Appenino. «Oltre che per il nocino e gli amaretti, Spilamberto è famosa per l’aceto balsamico tradizionale di Modena, di cui vanta la sede dell’omonima Consorteria e un Museo dedicato» spiegano da Vanity Fair il cui itinerario ci fa approdare poi in Costiera Amalfitana.

colatura di alici cetara

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E ovviamente a Cetara, caratteristico e pittoresco borgo marinaro dedito ancora alla tradizione della pesca. E proprio dal pesce azzurro scaturisce quell’intingolo prelibatissimo detto Colatura. La si ottiene dalla salagione della alici pescate al largo della Costiera Amalfitana e dalla successiva maturazione all’interno di piccole botti di legno. E in qualche caso il procedimento ha raggiunto gli oltre 24 mesi. La spillatura della colatura nuova avviene prima di Natale, perché il pranzo della vigilia secondo la tradizione prevedeva proprio l’utilizzo del famosissimo intingolo.

Dalla Costiera poi si scende in Sicilia. Esattamente a San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani dove il must è la bottarga di tonno. E non poteva essere altrimenti se si considera che la mattanza nei periodi in cui la pesca è consentita avviene proprio al largo delle Egadi appena inizia la transumanza dei tonni dallo Stretto di Gibilterra verso il Mediterraneo. Gli ultimi tre borghi sono Norcia (in provincia di Perugia) con i suoi salumi (coglioni di mulo e prosciutti), Tropea in provincia di Vibo Valentia e le sue cipolle rosse, e Bardolino in provincia di Verona con il suo omonimo vino che viene prodotto anche in alcuni altri comuni della zona sud-orientale del Garda, tra cui Peschiera e Bussolengo. E allora non resta che augurarvi buon viaggi e buon appetito. Anche se l’auspicio è di avervi tutti, ma proprio tutti in Costiera. A Cetara tra alici e colatura. Enjoy it…!!