Addio Derek Walcott, il negro rosso che ad Amalfi commemorò Quasimodo / Foto

Ad Amalfi arrivò da dove «il sole, stanco dell’impero, tramonta». Lui era Derek Walcott, la sua terra, invece, i Caraibi. Un negro rosso che dichiarò di essere «nessuno e una nazione intera». Che amava alla follia il mare e credeva che la solarità dei suoi luoghi portasse con l’incandescenza un crogiolo di razze e di culture.

Con la felicità verbale e la capacità di nominare le cose come in un remoto e scintillante «canto dei marinai», il premio Nobel per la letteratura nel 1992, approdò nella terra in cui per primo trovò riparo l’intrepido Ulisse. Era il giugno del 2002. Esattamente l’8 giugno di un anno memorabile. Perché ricorrevano i cento anni della nascita di Salvatore Quasimodo a cui la Regione Campania (Bassolino presidente, Antonio Valiante vice con delega al turismo) decise di dedicare un evento commemorativo.

A idearlo e realizzarlo fu l’amico e maestro Geppino Liuccio che chiamò a raccolta premi Nobel (Rita Levi Montalcini e Derek Walcott) e uomini di cultura. Ma anche personaggi di spicco del mondo politico. Su tutti Sergio Cofferati, che da segretario della Cgil venne a parlare ad Amalfi di poesia nei giorni in cui si faceva rovente il dibattito sull’articolo 18.

Ecco perché la morte di Walcott tocca la Costiera

La morte di Derek Walcott oggi tocca per questo anche la Costiera. E non solo Amalfi. Nei suoi occhi, in quell’immagine scattata ai piedi della maestosa cattedrale di Sant’Andrea, si intravede la meraviglia dello zingaro viaggiatore dopo aver ammirato le sinuosità della Costiera.

Rimase stupito Derek Walcott, guardando Amalfi dal belvedere dei Cappuccini. Stupito e timoroso, il poeta grande amico di Salvatore Quasimodo. Colpa delle vertigini che a malincuore lo costrinsero poco dopo ad abbandonare i luoghi da cui ad Amalfi è passata la storia di questi ultimi due secoli.

«Le affinità di mare e di terra con i Caraibi sono straordinarie», rivelò Walcott per il tramite del suo interprete. Non parlava l’italiano, ma conosceva perfettamente le simbologie dello stivale. E lo dimostrò disegnando il Vesuvio sulla pagina d’apertura del libro «La mappa del nuovo mondo».

«Sei un vulcano, per idee e carica umana» scrisse a seguire, dedicando in maniera singolare la pubblicazione della sua fatica letteraria a Giuseppe Liuccio che quell’8 giugno del 2002 animò con Luigi Sampietro e Adriana Beverini il forum pubblico nella chiesa del Crocifisso.

E anche lì, Walcott, padre dell’Omero dei Caraibi, ribadì lo stupore per la grecità e la mediterraneità di questi luoghi (mentre il suo Mediterraneo fu narrato in un recital da Alessandro Quasimodo, Davide Curzio e Anna Nisivoccia), a dimostrazione che anche l’epica gli apparteneva.

E non tanto per la capacità descrittiva, quanto per quel suo essere «poeta del mare». Un artigiano devoto al dettaglio paesistico che lo ha portato nella sua vita ad essere naturalista, surrealista, espressionista, ermetico, confessionale.

«Non mi sento però né tradizionalista, né modernista – spiegò Walcott quella sera nella chiesa del Crocifisso – Penso piuttosto che al di là della fede, l’umanità si salva solo attraverso la poesia». Insomma, «in quel buio canneto dei versi che risplende la vita», Walcott individuò la strada del successo. E non c’è bussola che teneva (quella d’oro gli fu consegnata al termine dell’incontro in via del tutto simbolica) per un «lupo» di mare convinto all’epoca d’aver imboccato la rotta giusta.

A Minori la cittadinanza onoraria

La bussola, in Costiera, il giorno dopo lo portò a Minori. Era la mattina del 9 giugno. Qui, nella terra in cui si faceva turismo sin dall’epoca romana Walcott era giunto semplicemente da spettatore. Il negro rosso che amava il mare non avrebbe mai immaginato che il consiglio comunale, riunito in seduta straordinaria per proclamare l’antica Rheginna Minor, “Città del Gusto”, lo avrebbe nominato cittadino onorario.

Lui, premio Nobel per la letteratura nel 1992 (reduce dalle commemorazioni quasimodiane di Amalfi), si sentì colto di sorpresa quando l’allora sindaco, Giuseppe Lembo, con una procedura inedita, gli consegnò idealmente le chiavi della città.

Tutto è avvenne in pochi secondi. E così, dalla proposta del consigliere Bottone, all’approvazione dell’intero consiglio comunale, riunito in una sede altrettanto inedita come la Basilica della Trofimena, il passo fu davvero breve. Detto, fatto. Derek Walcott diventò cittadino onorario nel giorno in cui Minori ufficializzò la tipicità della sua offerta turistica.

«Mi dispiace presentarmi in abiti poco consoni a questa cerimonia – esordì ironicamente il poeta caraibico – Di solito sfoggio qualcosa di migliore. Ma stamane ero giunto qui da turista». Infatti, avrebbe dovuto raggiungere in barca l’ex patria dei pastai, ma la pioggia, quella mattina rovinò un po’ tutto.

La festa, quella vera, fu rimandata solo di qualche mese, quando cioè il vero trionfo dei sapori venne suggellato dalla kermesse del “GustaMinori”. 

Il ricordo del sindaco Andrea Reale

«La morte di Derek Walcott, poeta e drammaturgo, premio Nobel nel 1992, colpisce direttamente Minori nella memoria di quando, alcuni anni fa, il grande scrittore fu nostro ospite e divenne nostro concittadino onorario – scrive in una nota il sindaco di Minori, Andrea Reale, che insieme con Giuseppe Liuccio fu tra i protagonisti di quella iniziativa.

Era l’epoca in cui a Minori, eletta dai romani città ideale dell’otium, si parlava già di destagionalizzazione. Reale era presidente del GustaMinori, il sodalizio che ebbe un ruolo importante nella proclamazione di “città del gusto” avvenuta proprio alla presenza di Walcott dinanzi al quale l’allora presidente della Provincia, Alfonso Andria, il compianto archeologo del gusto, Ezio Falcone e il giornalista Giuseppe Liuccio, affrontarono il tema forte delle tradizioni gastronomiche.

«Il suo sguardo prospettico sulla storia, la sua epica riportata alla quotidianità dell’uomo, la sua cultura classica resa in forma universale, ne consentirono un’ambientazione istintiva nella piccola realtà di Minori e della costiera, di cui apprezzò l’ospitalità e l’immediatezza – prosegue la nota del sindaco Reale – Nel momento della sua scomparsa, è doveroso ricordare il suo forte richiamo alla responsabilità (di tutti, e degli scrittori in particolare) nel “preservare ciò che c’è di buono, di vero nella società in cui si vive”, un richiamo all’etica civile che accomuna terre e popoli diversi e distanti, ma che è il senso più autentico dell’esser parte di una comunità».

Il comune di Minori ricorda Walcott anche per quel modo di manifestare una sua precisa idea su un tema a noi vicinissimo: il turismo.  «Deprecandone la configurazione come di una “trappola” allestita dalle grandi multinazionali in funzione di profitti che vanno per la quasi totalità altrove: della sua patria disse “Abbiamo hotel di lusso a Santa Lucia, ma non abbiamo un museo, un teatro. Perché il governo non inserisce nei contratti una clausola che obblighi le multinazionali a costruire un museo o un teatro?”.

«Questa idea di un turismo per così dire “di scambio”, in cui le culture di chi ospita e di chi viene ospitato si compenetrino e si arricchiscano vicendevolmente, è il lascito più rilevante e più forte di Walcott alla Costa d’Amalfi, al cui proposito vale sommamente quanto egli stesso affermava a proposito della cultura in generale: “Se una cultura muore, muore comunque sempre ricca, lascia dietro di sé frammenti che cominciano a fondersi, ad impastarsi con quelli di nuove culture” – conclude la nota – Dei frammenti di umanità di Derek Walcott dovrà arricchirsi ancor di più la nostra terra, che egli privilegiò con la sua visita e l’affetto che le volle accordare».

1 COMMENTO

  1. Grazie, Mario, per il cuore che hai messo nei ricordi di una straordinaria stagione di cultura che ci vide protagonisti in una gara d’amore per il nostro territorio dell’anima e del cuore, tuo anche di nascita,mio solo di elezione e che mi porto dentro sempre e comunque.Il tuo pezzo m’è stato uragano di emozioni. Grazie ancora. Un abbraccio forte

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