Ad Amalfi l’uomo delle serenate. Nino, un po’ Figaro un po’ posteggiatore

Le sue giornate sono sempre appese a più fili: quello del rasoio che fa scorrere tra gole e mascelle nella sua bottega di Atrani e le corde dell’inseparabile mandolino che fa vibrare nelle notti di luna piena. Carmine Pinto, «’o barbiere», da quasi venticinque anni non è soltanto uno di personaggi “naif” che popolano la piazzetta di Atrani. Ma anche un’istituzione nel panorama musicale locale. Barbiere, dunque, col vizio della musica. Una passione che è maturata da quando gli fu regalato il primo strumento a corda. «Allora prestavo servizio in un albergo di Conca – racconta – e a regalarmelo fu Antonio Laudano detto ‘o kaiser. Cominciai a strimpellarlo così come facevo con la chitarra, soprattutto nei periodi invernali. La mia prima uscita in pubblico avvenne qualche anno dopo. In occasione di un cenone di capodanno. Mi presentai in un albergo con Gaetano D’Amato conoscendo appena dieci canzoni napoletane». Poi, l’escalation che lo portò a diventare il mito delle notti romantiche al vecchio Bar Di Martino di Punta Reginella a Positano, dove ha suonato per un decennio col suo inseparabile collega Giuseppe Lucibello. Ma lui, però, di Speedy Gonzales ha solo i baffi lunghi lunghi e la carnagione scura tipica dei sud americani. Quanto a velocità, nel suo lavoro, l’eccentrico barbiere atranese, proprio non assomiglia al noto personaggio della grande famiglia dei cartoon, anche se la caricatura di qualche artista di strada lo riproduce esattamente così.

nino pinto barbiere atrani 01Per carità, lui che in questi anni si è guadagnato la fama di «principe» della barba e dei capelli, gli arnesi del mestiere li sa usare a meraviglia. Ma quando ha voglia di dar sfogo alla sua grande passione per la musica (e spesso nella bottega c’è sempre qualcuno pronto a dargli corda), non esita a «sfoderare» l’amico mandolino. E poco importa se nel suo piccolo saloon ci sia folla, o se il cliente di turno abbia una guancia sbarbata e l’altra ancora no. Già, perché una suonata, seppure breve, «l’addà fa». Come qualche anno, quando, in piena estate, tirò fuori la ciaramella nuova di zecca cominciando ad intonare la «Novena di Natale». Già, la ciaramella. sua altra grande passione che lo porta nei periodi natalizi a girare col suo gruppo per le strade della Costiera. Barbiere, mandolinista e zampognaro: un ruolo per ogni stagione. Questo è il poliedrico Nino che d’estate allieta con la posteggia le serate sulle terrazze dei grandi alberghi o le cerimonie di nozze. E le serenate? «L’ultima l’abbiamo fatta recentemente a Ponticelli – racconta – ma capita spesso di farle anche in Costiera. C’è però un particolare di non poco conto: i fidanzati fanno solo l’atto di presenza con la rosa in mano. E invece dovrebbero cantare, cosa che invece non fanno». Lui che nella sua bottega ha sempre la “neve in tasca” preso com’è dal richiamo della musica conserva tanti bei ricordi delle serate in giro per la Campania anche se il periodo indimenticabile è quello all’ex bar Di Martino. «Resta memorabile», commenta Nino, che mentre sta per proseguire il racconto viene interrotto dal solito squillo di telefono. Risponde, ascolta, sorride, poi tronca con un lapidario «vabbuono».

«Mi ricordavano dell’impegno di stasera, e chi so scorda», commenta. Il tentativo di strappargli una suonata prima di andar si rivela vano. «Oggi non sono in compagnia» dice stroncando la richiesta. Però ricorda quando a luglio di qualche anno fa tirò fuori la ciaramella per intonare la novena di Natale. «La gente allora abbandonò i tavoli dei bar – racconta – per capire cosa stava accedendo». Ma questo spettacolo che regala, però, soltanto quando è in vena. Almeno un paio di strofe e via, di nuovo al lavoro. Se poi ci sono «impegni musicali in vista», così come gli piace definirli, non esita a chiudere bottega salutando tutti con un secco: «Ce verimme dimane…». ma.am.